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Dammi 5 parole e inventerò una storia. #3

Gabriella ecco la storia con le parole che mi hai suggerito. sangue, cicatrice, acqua, terra, nuvola.

Buona lettura!

Correvo nel prato mentre inseguivo la mia nuvola.

La inseguivo perchè ero convinta che avesse dei poteri magici. Avevo 7 anni. Tutta la natura per me aveva poteri magici.

Le nuvole servivano per raggiungere gli altri paesi del mondo. I ruscelli per arrivare agli oceani. I soffioni primaverili per portare messaggi alle fate dei boschi.

Mi sarebbe piaciuto essere come Goku quando era piccolo che si muoveva stando sopra la sua nuvoletta. Ma non essendo Goku e non avendo una nuvoletta mi limitavo a inseguirne una a caso nel cielo.

Avete presente quando si alza il vento che preannuncia il temporale e da li a poco i nuvoloni corrono per poi dare vita agli acquazzoni estivi? Ecco io andavo matta per quelle nuvole. Ne puntavo una e la inseguivo ridendo a crepapelle.

Non vedevo l’ora che l’acqua fresca della pioggia iniziasse a bagnarmi.

A bagnare la terra che si animava e profumava di vita. Mi piaceva tantissimo l’odore di terra bagnata dalla pioggia.

Fatto sta che proprio mentre correvo per inseguire la mia nuvola non mi resi conto del figlio dei vicini e ci scontrammo. Che botta!

Finimmo a terra tutti e due. Io mi toccavo la testa. Lui cercava di fare il bambino grande e tratteneva le lacrime. Si era sbucciato il gomito. Gli usciva qualche goccia di sangue. Doveva bruciargli parecchio quella ferita.

“ Potevi stare attento” dissi.

“ No, dovevi stare attenta tu. Sei strana. Corri a caso”

“ No. Tu corri a caso. Io stavo inseguendo la mia nuvola!”

Lui si blocco, mi fisso stupito. “Anche tu insegui le nuvole?”

“Si, ciao.” risposi mentre mi tirai su e presi la via di casa. Infastidita che qualcuno avesse scoperto quella cosa completamente mia. Mi sentii tirare per un braccio. “Ehi, che fai?”

“Tu segui le nuvole!”

“Si, lo so. Anche tu a quanto pare”

“E’ che non conosco nessun’altro che lo fa. Pensavo di essere strano, tutto qui”

“Beh, allora o non lo siamo. O lo siamo entrambi. Comunque ti resterà una bella cicatrice”dissi indicandogli il gomito.

“Già. Ma a me piacciono le cicatrici. Ti ricordano la battaglia vinta”

“O che sei sbadato” nel sentire questa mia frase lui sorrise.

“La mia casa è da quella parte” dissi. Mentre iniziava a piovere. “Anche la mia” rispose lui.

La pioggia si fece più forte e iniziammo a correre veloci verso casa. Ci riparammo sotto la veranda di casa mia.

Lui si girò e mi chiese:”al prossimo acquazzone andiamo a inseguire le nuvole assieme?”. Quella proposta mi piaceva molto. “Si, certo!” risposi. Sapevo di aver trovato un nuovo amico.

Cicatrix

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